La notte dei vinti

La carta dei vinti prevede vino rosso della Napa Valley per gli ospiti più o meno esclusivi della notte elettorale dei democratici; è il dono californiano per l’ultimo discorso di Nancy Pelosi da speaker della Camera, incombenza a cui lei ha continuato a dichiararsi estranea fin dalla mattinata di ieri, quando se ne andava in giro a dire ai cronisti che “siamo al passo per tenere la maggioranza alla Camera”. Ha continuato a ingannarsi in qualche modo fino a sera, quando è arrivata alla sala da ballo del Liason Hotel. Leggi La fine dell’algida Nancy è l’avvertimento migliore per Obama - Guarda il video La sconfitta di Obama e la vittoria incompleta dei repubblicani di Mattia Ferraresi
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Washington. La carta dei vinti prevede vino rosso della Napa Valley per gli ospiti più o meno esclusivi della notte elettorale dei democratici; è il dono californiano per l’ultimo discorso di Nancy Pelosi da speaker della Camera, incombenza a cui lei ha continuato a dichiararsi estranea fin dalla mattinata di ieri, quando se ne andava in giro a dire ai cronisti che “siamo al passo per tenere la maggioranza alla Camera”. Ha continuato a ingannarsi in qualche modo fino a sera, quando è arrivata alla sala da ballo del Liason Hotel, a due passi da Capitol Hill, per la maratona elettorale organizzata dal Democratic National Committee, dove quattrocento ospiti la aspettavano molto meno sorridenti di quanto lo fosse lei, la speaker a fine corsa in giacca bianca e tradizionale filo di perle.

Nancy Pelosi è entrata sulle note di “Simply the best” di Tina Turner, accompagnata dal leader della maggioranza alla Camera, Steny Hoyer e dal capo del comitato democratico al Congresso, Chris Van Hollen. Ad accoglierla una selva di applausi sinceri, di quelli che si riservano ai calciatori nelle partite d’addio, e una generale incertezza su come la non-più-speaker avrebbe affrontato la serata da incubo. Una sincera ammenda? Un pistolotto autobiografico? Un onesto addio alle armi? Nulla di tutto ciò. Il ghiaccio l’ha rotto Van Hollen, dicendo che “mentre noi siamo qui a parlare, gli elettori stanno dimostrando che gli ‘esperti’ hanno torto”, perché “da questa mattina, da quando la gente è uscita di casa per andare a votare, abbiamo visto un’enorme affluenza democratica ai seggi, molto più ampia delle previsioni”. Applausi, ennesimi bicchieri di vino della Napa Valley al cielo. Poi è entrata in scena l’ex donna più potente d’America e fra una digressione e un’altra su quanto sono stati bravi i volontari democratici, è passata a un clamoroso contrattacco: “Non ritorneremo alle politiche fallimentari del passato, noi combattiamo per la middle class”, ha detto, prima di illustrare la differenza fra “noi” e “loro”: “Noi vogliamo difendere la sicurezza sociale e la sanità pubblica, mentre loro vogliono privatizzare entrambe”.

Niente applausi. Calici di Napa Valley bassi. Soltanto in quel momento si capisce che la radio dell’albergo sta passando un pezzo dance anni Novanta. Nancy cerca di riprendersi, rinserra i ranghi, fa coraggio ai giovani ben vestiti che la sostengono, ringrazia all’infinito Steny Hoyer e quando deve pronunciare la formula “leader della maggioranza”, mette l’accento sulla parola “maggioranza”. Ma sui risultati nemmeno una parola: non dice che sarà una vittoria, ma nemmeno una sconfitta, si trincera dietro quel sorriso da presenzialista implacabile e finge di non vedere quegli occhi su cui c’è stampata grossa così l’unica domanda possibile: “Ma lascerai la politica, o no?”.

L’ultimo discorso di Nancy Pelosi da speaker della Camera – e forse l’ultimo da deputata del Congresso – è la digressione spudoratamente falsa di chi sa che la verità fa troppo male per essere ammessa. Lascia la sala fra applausi non troppo convinti, perché le mani si muovono già verso il prossimo bicchiere. La serata dei vinti continua con il suo rituale surreale: quando Msnbc dà una buona notizia per i democratici si esulta sguaiatamente; quando ne dà una cattiva tutti controllano le e-mail sul blackberry, e di e-mail ne devono essere arrivate parecchie. Gentili come dormienti svegliati dai testimoni di Geova, i volontari democratici si assicurano che i giornalisti non facciano domande e lascino ai vinti della notte elettorale il ricordo intatto dell’ultimo discorso della donna più potente d’America.